Arte e Cultura

Il Belice: un museo d’arte moderna sotto le stelle

Il Belice: un museo d’arte moderna sotto le stelle

Ci sono luoghi che fanno riflettere. Luoghi dove la bellezza nasce dalla catastrofe, dove l’arte si intreccia con la tragedia in modi che lasciano senza parole. La Valle del Belice, nella Sicilia interna a circa 60 km da Trapani, è uno di questi posti. E il suo simbolo — il Grande Cretto di Alberto Burri a Gibellina Vecchia — è una delle opere d’arte più potenti e commoventi del XX secolo.

Il terremoto del 1968: una ferita ancora aperta

Nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968, un violento terremoto di magnitudo 6.4 sconvolse la Valle del Belice, distruggendo in pochi secondi decine di paesi: Gibellina, Montevago, Salaparuta, Poggioreale, Santa Ninfa, Partanna, Salemi e molti altri. Morirono oltre 300 persone, migliaia rimasero senza casa, intere comunità furono spazzate via. Fu una delle catastrofi naturali più devastanti del dopoguerra italiano, ma quella che seguì — lenta, kafkiana, incompiuta — fu forse ancora più traumatica: i sopravvissuti vissero per anni nelle baraccopoli, in attesa di una ricostruzione che tardò decenni ad arrivare.

Il Grande Cretto: arte, memoria, catarsi

Nel 1981, l’artista informale Alberto Burri propose di trasformare le macerie di Gibellina Vecchia — il paese completamente distrutto, mai ricostruito sul posto — in un’unica, enorme opera d’arte. Il progetto fu approvato e realizzato tra il 1984 e il 1989, poi completato postumamente nel 2015. Il risultato è il Grande Cretto: un labirinto di lastre di cemento bianco che ricopre 8 ettari di rovine, seguendo il tracciato delle strade e degli isolati dell’antico paese.

Camminare nel Cretto è un’esperienza indescrivibile. Le pareti di cemento alte due metri creano corridoi silenziosi che ripercorrono le vie del paese scomparso. Attraverso i vicoli, si sente ancora la struttura di quella comunità — le case, le piazze, le chiese — ma tutto è diventato bianco, silenzioso, astratto. Il labirinto è un monumento al lutto collettivo, alla memoria, alla resistenza di un popolo. Dall’alto, il Cretto appare come una cicatrice di cemento bianco sulla collina bruna — l’immagine di Burri della crosta terrestre crepata.

Gibellina Nuova: il paese-museo

Quando fu deciso di non ricostruire Gibellina sul sito originale, fu costruito un paese nuovo — Gibellina Nuova — a circa 20 km di distanza. Ma questo paese fu anche l’occasione per un esperimento urbanistico e artistico unico: il sindaco Ludovico Corrao invitò alcuni dei più grandi artisti italiani e internazionali a contribuire alla costruzione della nuova città. Il risultato è una città dove ogni angolo è arte: il Museo delle Trame del Mediterraneo, la Stella di Consagra, la porta barocca di Mimmo Paladino, le ceramiche di Carla Accardi, le sculture di Pietro Consagra, la fontana di Arnaldo Pomodoro.

Gibellina Nuova è un esperimento non sempre riuscito nella sua globalità — il paese stenta ancora a trovare una vera vita comunitaria — ma come museo diffuso a cielo aperto è un’esperienza culturale di grande interesse, unica nel panorama italiano.

Salemi e Poggioreale: altri luoghi del terremoto

Salemi, parzialmente distrutta e poi ricostruita, mantiene un bellissimo centro storico con un castello normanno e una torre arabo-normanna di grande fascino. Poggioreale Vecchia, come Gibellina, fu abbandonata dopo il terremoto: le sue rovine, meno elaborate artisticamente del Cretto, offrono però una testimonianza diretta e cruda della catastrofe che ha un impatto visivo e emotivo fortissimo.

Il Belice d’estate: Orestiadi e cultura

In luglio e agosto, sulle rovine di Gibellina Vecchia e in vari luoghi della Valle si tiene il Festival delle Orestiadi, uno dei più importanti festival teatrali e culturali del Mediterraneo. Compagnie di teatro e danza da tutto il mondo si esibiscono nelle scenografie naturali delle rovine e del Cretto, creando serate di grande intensità emotiva. Un appuntamento da non perdere per chi si trova in zona d’estate.

La Valle del Belice è raggiungibile dal Residence Ai Tre Scalini in circa un’ora di auto. Un itinerario diverso, intimo, indimenticabile. Prenota il tuo soggiorno a Bonagia.

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